Carissimi lettori, oggi apriamo un’altra pagina di diario correlata sempre al dolore ma questa volta visto in una diversa chiave di lettura.

Per spiegare la pagina di oggi vorrei prima affondare le mie mani nell’Antica Grecia e partire proprio da un mito che a me è stato molto caro: il mito di Medea.

Per chi non conoscesse il mito di Medea ve lo racconto in breve. Medea viene raccontata in una tragedia dal tragediografo Euripide; nella sua tragedia Euripide analizza la Medea dopo che è stata tradita da Giasone. Ma non solo da Euripide, questa donna viene anche narrata da Apollonio Rodio nelle Argonautiche; quest’ultimo racconta una Medea prima del tradimento dll’uomo. Ma adesso ripercorriamo la loro storia: Giasone era un eroe alla ricerca del vello d’oro. Questo con dei suoi compagni, gli Argonauti, partirono e giunsero nella Colchide dove qui Giasone incontra Medea. Medea era una giovane strega, questa infatti sapeva usare molti artefici magici e spinta dall’amore aiuta Giasone a superare la prova per la conquista del vello d’oro. Dopo di ciò Medea comprende il suo amore per Giasone, un amore quasi impossibile poiché per stare con lui avrebbe dovuto tradire la patria e il padre e partire con questo alla volta di Atene. Giunge così una notte piena di indecisioni per Medea: indecisa se uccidere Giasone con i suoi artefici, ma sapeva che facendo ciò il pensiero di quest’uomo le avrebbe tormentato la vita, oppure uccidere se stessa. Non ci riuscì e così scelse Giasone e scelse di tradire la sua patria e suo padre. Partita per Atene questa dopo essersi spostata con Giasone partorisce due bambini. Alla fine viene a scoprire che l’uomo l’aveva tradita con un’altra donna e che questo si sarebbe sposata con questa amante. Lei così doveva esser cacciata da Atene e non poteva portare con sé i suoi figli. Prima di andarsene Medea, spinta dall’odio e dalla vendetta decide di uccidere i suoi figli e di maledire per sempre l’uomo. Una volta fatto ciò scappa e torna nella Colchide dove il padre la perdonerà per ciò che è successo.”

Un mito che ha fatto sorgere grandi controversie, poiché lei risulta essere spietata dal momento che commettere questo atto così sanguinoso. Ma se si analizza meglio la storia si può giustificare la donna. Infatti questa avrebbe dovuto lasciare i suoi figli in mano a un uomo subdolo, cattivo ed egoista. Destinando così i propri figli a una vita perennemente infelice, così per evitare ciò decide di ucciderli. Poiché è meglio la morte di una vita per sempre infelice.

Ma questa non è la chiave del mio discorso. Il dolore provocato da una persona che per noi risultava essere cara ci può portare a essere vendicativi nei confronti di quest’ultima. Ma perché? Per difesa, ci difendiamo dal dolore che questa persona ci ha provocato arrecandogli altro dolore o facendogli provare ciò che abbiamo provato noi. Ma ciò è la via più sbagliata da intraprendere. Il dolore può essere una medicina, da questo possiamo imparare davvero molto. Questo definisce la nostra maturità e la nostra crescita mentale, se il dolore ci cambia in peggio allora ciò che abbiamo provato non ci è servito a niente. Se invece quest’ultimo ci ha cambiato in meglio, ci ha portato ad accedere a un percorso di maturità. Parto dall’esempio di Medea per spiegare ciò. Lei prima di conoscere Giasone era una ragazza dolce dove usava la sua magia per aiutare gli altri, dopo il tradimento in amore lei è diventata la strega vendicativa che tutti conosciamo, usò la sua magia per maledire per sempre Giasone. Il tradimento ha reso Medea una donna malvagia, cambiandola in peggio. Il dolore, per quanto forte possa essere, non deve mai farci cambiare in peggio oppure buttarci giù completamente. Sono proprio questi dolori che ci formano nell’essere una persona sempre migliore, purtroppo la gioia non ti cambia come un dolore. Non lasciamo che questo vada buttato e che venga invano nella nostra vita. Accogliamolo, abbiamo il coraggio di perdonare noi stessi per ciò che è successo e di perdonare chi ci ha tradito e ha provocato questo sentimento. Non rimurginiamo, ma cerchiamo di vedere l’accaduto in terza persona; pesando alle azioni e ai comportamenti sia nostri che dell’altro. Cerchiamo di trovare la lezione in questo periodo buio, di capire cosa il dolore ci sta dicendo e perché è successo proprio ciò, dove abbiamo sbagliato. Solo così quando tutto questo sarà finito si potrà dire da questa dura esperienza ho imparato una lezione nuova, ho capito molte cose di me, sono cambiato, sono maturato.

Con questo chiudo la mia breve pagina di diario che completava il discorso del dolore aperto nell’articolo precedente (https://advicesteen.wordpress.com/2021/02/28/la-geografia-del-buio/). Vi lascio esortandovi ad accogliere sempre il dolore e ad affrontarlo al meglio, perché può essere la chiave per il vostro percorso di formazione.

Spero che anche questa pagina di diario possa diventare vostra e che possa portare a una riflessione interiore.

Vi abbraccio

il vostro Francesco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...