Carissimi lettori, oggi apriamo una pagina molto forte di questo diario. Una pagina che parla di un sentimento che noi tutti tendiamo di allontanare e di non voler capire perché fa male: il dolore

Tutti noi abbiamo vissuto momenti di dolore che hanno lacerato la nostra vita, l’hanno tagliata in due. Sono tutti diversi, alle volte sono più forti, altre sono più deboli. Nonostante tutto il dolore parla sempre la stessa lingua.

Ho capito ciò grazie all’ultimo album di Michele Bravi. Dove parla proprio del dolore, di come tuffarsi in questo dolore e di poi come conviverci. All’inizio questo album non lo comprendevo, nonostante tutto il dolore che ho dovuto affrontare negli anni. Lo trovavo insipido, senza condimenti, vuoto. Non capivo cosa significasse buttarsi nel dolore, nell’oscurità. Concetto che il cantante ripeteva sempre nel descrivere quest’album.

Ho sempre visto il dolore come qualcosa da accogliere e da superare, ma mai da conviverci per poi superarlo. Questi miei pensieri erano dovuti da un momento di estrema crisi e di estrema lacerazione che ha avuto la mia vita, dove per anni ho condiviso col dolore. Almeno così pensavo. Fino a quando pochi giorni fa non è giunto un momento particolare della mia vita. Che mi ha fatto ragionare su che cos’è il dolore e su come affrontarlo al meglio. Capendo che il dolore non è tutto uguale, che ogni tipo di dolore è diverso e che quindi ogni approccio sarà diverso. Per questo accogliere il dolore e buttarsi dentro di esso, capire cosa si sta provando. Capire che il dolore, le difficoltà sono dietro l’angolo e che non si è mai preparati ad affrontare tutto ciò. Capire che da ogni dolore si può imparare una lezione. Capire che il dolore per quanto possa far male ti insegna tanto, quindi non bisogna allontanarlo, ma bisogna accoglierlo, ascoltarlo e capire cosa ci sta dicendo.

Giunge il mio momento di buio, di dolore. In quei giorni io non riuscivo a parlare, non riuscivo a fare le cose più semplici; tra cui leggere un libro, guardare un film, scrivere, mangiare e nemmeno ascoltare la musica. Rifiutavo le persone, rifiutavo i social e rifiutavo la piattaforma musicale Spotify. Quando un giorno mi ricordai di un’intervista di Michele Bravi dove parlava del suo album, della sua geografia del buio. Così presi le cuffie, cercai su Spotify l’album e iniziai l’ascolto. Quelle note, quelle parole, quella musica la sentivo mia. Tra tantissime tracce nella mia playlist di Spotify, finalmente mi sentivo vicino a qualcosa. Ascoltai l’album tutti i giorni, era l’unico momento che mi dava sollievo dal mio dolore. Capii cosa significasse dolore, capii che dovevo buttarmi nel dolore anche se avevo paura di fallire e di esserne inghiottito. Ma una parte di me sapeva che ne sarebbe uscito. Per l’ennesima volta la musica, con anche le mie persone care al mio fianco, mi salvò. Questa volta, fu la volta di Michele Bravi, fu lui a salvarmi dal dolore. Adesso con questo dolore ci convivo, ma con l’impegno di superarlo al meglio.

Così iniziai a cercare meglio notizie su quest’incidente stradale, iniziai a documentarmi e a vedere interviste su quest’album e su di lui. Da tutte queste interviste capii come ero vicino a lui, come la sua sensibilità era la mia sensibilità e come il suo dolore è stato anche il mio. Di come condividiamo gli stessi pensieri e di come poteva essere una guida, una guida molto forte. Di come è riuscito a condividere il suo dolore che è stato la chiave per superare il mio dolore e penso anche degli altri.

Ora vorrei analizzare con voi le tracce di questo bellissimo album, di ciò che il cantante ci ha voluto trasmettere e insegnare attraverso il mezzo più bello tra tutti: la musica.

La promessa dell’alba: “La geografia del buio è una stanza dipinta di nero un mare d’ansia dove annega il pensiero. Io ti parlavo ma in realtà non c’ero. La geografia del buioI consigli poi ti servono a zero fino a che il falso si sovrappone al vero, fino a che il piombo copre tutto il cielo ed è facile caderci dentro più di quello che pensi, basta un movimento sbagliato per toglierti il fiato. È come camminare nel labirinto bendato senza trovare l’uscita. Cercare di dare una spiegazione a tutto in questa vita che alla fine per intero non può essere capita. Ma poi la promessa dell’alba si fa più vicina e il buio si scambia con la luce della mattina. Fra noi l’ansia che diventa adrenalina, il nero che si trasforma in acqua marina, la nebbia si dirada e si intravede la riva e mi dicevi tutto passa. Io ti chiedevo quando passa davvero e non è uscito ancora il binario del treno per portarci via da questo peso e io che non ricordo più la leggerezza di un discorso scemo, di ridere per niente, di fregarmene un po’ meno, di vedere ancora questo bicchiere un po’ più pieno. Perché è pericoloso, sai, parlare del futuro come quando splende il sole e dopo viene giù un diluvio, perché non basterebbero cent’anni di studio per orientarsi nella geografia del buio. Ma poi la promessa dell’alba si fa più vicina e il buio si scambia con la luce della mattina. Fra noi l’ansia che diventa adrenalina, il nero che si trasforma in acqua marina. La nebbia si dirada e si intravede la riva, e non è un caso e non è colpa mia che la materia che si studia meno a scuola è la geografia. E non è un caso e non è colpa mia che la materia che poi si conosce meno è la geografia.” La possiamo definire come un interlude, l’inizio di questo viaggio dentro il buio, dentro il dolore. Qui il cantante ci spiega cos’è il dolore, di trovare una geografia nel buio. Una cosa difficile da fare da soli, perché non sai dove andare, non sai dove muoverti. Le parole che spenderò saranno poche poiché il testo parla da sé. Nella mia visione anch’io sono andato alla ricerca della geografia del buio e non ci sono riuscito da solo. Perché quando sei dentro non sai dove andare, non sai chi sei. Qui i pensieri negativi diventano sempre più forti, diventano un tutt’uno con te stesso. Hai paura e questa paura ti sovrasta senza farti vedere che sta spuntando l’alba, anche se lentamente. E che quindi c’è la speranza. Con una mano guida e con la guida di me stesso, perché ho creduto a quelle parole io l’alba l’ho vista e ho cercato di andarci incontro.

Mantieni il bacio: “Perché alla fine ogni volta è l’amore che ci salva dalla ferita del mondo.” La seconda traccia è una poesia. Parla di mantenere il bacio, di mantenere l’amore. Di mantenere il bacio oltre l’errore del tempo, di “non lasciar cadere nessun frammento”, di non farti distrarre da ciò che dicono gli altri. Insomma un inno all’amore. Perché l’amore è la cura, la cura al dolore. L’amore di un amico, di un familiare, di un partner. L’amore ci guida e ci da la forza a superare questo dolore che stiamo affrontando. L’amore annulla il dolore. L’amore ti salva ma non da solo, anche con il tuo stesso aiuto.

Maneggiami con cura: “E nonostante io mi mostri invulnerabile sono solamente diversamente fragile. E ora che lo sai che ho tolto l’armatura per questo adesso tu maneggiami con cura.” L’amore può essere anche un’arma se usata male, per questo bisogna maneggiare con cura chi abbiamo al fianco. Questa canzone parla di come alle volte ci mostriamo invulnerabili, di mostrarci forti per gli altri. Ma alla fine siamo tutti fragili e vulnerabili, abbiamo tutti i nostri dolori anche se riusciamo a nasconderli bene. Alle volte siamo pronti a nascondere questa nostra fragilità e a mostrarci diversi da come siamo. Portando quindi a mostrare una parte di noi che non ci appartiene, allontanando così le persone a noi care. A me è successo di mostrarmi diverso, di non capire che davanti a me avevo una persona anch’essa fragile e che anch’essa aveva affrontato mille dolori, così ho preferito mostrarmi diversamente. Alla fine questa persona l’ho persa.

Un secondo prima: “Siamo fragili e sottili come fogli di carta. Quasi trasparenti come ali di farfalla. Ma nessuno ce lo dice, mai nessuno ce ne parla.” Ci insegnano di essere sempre forti, di essere sempre pronti, di non mostrare mai i sentimenti agli altri perché la vita è fatta di persone malvagie e di insidie. Ma non ci insegnano come cadere e rialzarci e quando succede siamo impreparati. Non ci insegnano che il dolore è propedeutico, che è necessario e che bisogna imparare da esso. Allora partiamo da questo, partiamo da queste affermazioni e parole. Capiamo che il dolore è parte della nostra vita e che non bisogna allontanarlo, ma anzi bisogna cogliere l’insegnamento che ci vuole trasmettere.

La vita breve dei coriandoli: “Di cosa sono fatti gli angeli. La vita breve dei coriandoli ci fa sentire che noi siamo liberi e tutto questo ancora mette i brividi.” Di cosa sono fatti gli angeli? Forse di amore, di un amore puro e grande. Questa canzone è stata la chiave del mio dolore, per me questa canzone parla della brevità della vita ma anche della bellezza di essa. Di come nonostante sia breve ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno se sappiamo prenderla con le persone giuste. Sfruttiamo al meglio questa nostra vita.

Storia del mio corpo: “Fammi capire se mi senti, mi vedi. Chiama forte il mio nome, fai qualcosa di estremo o ricommetto l’errore stare nascosto nel mio corpo.” In questa canzone si sente come un urlo che il corpo del cantante fa alla sua anima. Narra del dolore che il cantante ha provato, questa lacerazione e questo non riuscire a vivere a pieno la vita. Quante volte, nel nostro momento di dolore abbiamo buttato il nostro corpo perché la nostra anima non riusciva a interaggire con essa se non con se stessa. Quante volte il nostro stesso corpo ha avuto paura di perderci, di non essere più vissuto per sempre poiché il dolore era troppo forte per parlare con lui stesso.

Tutte le poesie sono d’amore: “Non importa quando, non importa come perché tutte le poesie parlano d’amore.” Io dopo questa canzone mi sono chiesto perché tutte le poesie parlano d’amore, anche se non è il fulcro e la chiave della canzone però ho ragionato molto su questo pensiero. E sono riuscito ad arrivare a una conclusione: tutte le poesie parlano d’amore perché è ciò che muove il nostro mondo. L’amore lo si trova in una relazione che sia d’amore o di amicizia. L’amore muove le nostre giornate, l’amore ci guarisce, l’amore ci aiuta a superare la nostra vita. L’amore ci salva sempre. Se c’è amore, c’è vita.

Senza fiato: “Non importa se giusto o sbagliato. Ogni cosa fino a farmi rimanere senza fiato.” Questa canzone parla di rimanere senza fiato. Perché è vero dopo che superi un dolore non ti fermi, vuoi vivere la vita, quella vita che ti sei perso affrontando questo dolore. Vuoi vivere te stesso, vivere le tue decisioni, i rischi. Vivere ogni secondo, ogni attimo. Tutti noi dopo un dolore forte, dopo una grande lacerazioni vogliamo cambiare la nostra vita drasticamente, far vedere a tutti il nostro cambiamento e la nostra maturazione. Vogliamo vivere la nostra vita come se il giorno dopo finisse il mondo, vogliamo trasformare quel dolore, quell’ansia in adrenalina e in felicità. E rimanere così senza fiato.

Quando un desiderio cade: “Quando un desiderio cade allora tu esprimi nuove stelle.” Quanti sono stati i nostri desideri caduti e mai realizzati. Quante volte nella notte di San Lorenzo siamo stati a guardare il cielo da soli, o con chi amavamo, a vedere le stelle cadenti e a esprimere un desiderio. Quante volte prima di spegnere le candeline abbiamo espresso un desiderio, anche se puntualmente questo non si è mai avverato però noi ogni anno ci riproviamo. Questa si chiama speranza. La speranza di andare avanti, la speranza che le cose cambieranno, la speranza che un giorno uno di questi desideri si avvererà. E allora quando un desiderio cade iniziamo ad esprimere nuove stelle, solo così ci sarà più speranza e il desiderio diventerà la realtà.

A sette passi di distanza: questa è la fine dell’album, ma l’inizio di tutto. Fu la prima canzone che Michele Bravi scrisse al pianoforte dopo che il suo angelo gli aveva chiesto di fare una promessa: tornare a comporre musica, tornare a fare ciò che ama. La chiave dell’album, la dedica che il cantante fa al suo angelo. La dedica che fa alla persona che ha più amato tra tutte, la persona che l’ha aiutato a superare questo periodo, questo dolore. Che adesso è lontano da lui chilometri, ma a sette passi di distanza dal suo cuore. Ed è proprio lì dove tutti noi portiamo le persone che amiamo e rimangono vive per sempre nella nostra vita. Non ha bisogno di parole questa canzone, ha bisogno solo di grandi orecchie e di un grande cuore.

Giunge adesso il momento dei saluti, di chiudere questa pagina di diario molto forte. Una pagina che fa paura, una pagina che fa riflettere, una pagina che fa affrontare la nostra vita in un’ottica diversa. Una pagina nostra.

A presto, miei carissimi lettori.

Il vostro Francesco

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